Venerdì, 08 aprile 2022

Pubblicati su Nature i nuovi risultati dell'esperimento CUORE

Questo esperimento, riguardante gli studi sulla natura del neutrino, è stato ideato 25 anni fa dal professore emerito del nostro Ateneo Ettore Fiorini

Rivelatori e criostato dell'esperimento CUORE

Il 6 aprile 2022 sono stati pubblicati su Nature i nuovi risultati dell’esperimento CUORE (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), situato ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Per alcuni anni sono stati tenuti stabilmente sotto osservazione, ad una temperatura di soli 10 mK, circa 1027 nuclei di 130 Te che, se il neutrino fosse “di Majorana”, dovrebbero poter decadere creando materia (una coppia di elettroni) ma niente antimateria. A supporto della forte dominanza della materia nel nostro Universo.
I dati finora elaborati sono equivalenti ad 1 anno di osservazione di 1 tonnellata di tellurite: un bel numero, per questo tipo di esperimenti. Per il momento l’evento cercato non è stato individuato, ma la ricerca continua.

L’esperimento  è stato ideato 25 anni fa dal professor Ettore Fiorini, professore emerito del nostro Ateneo, a coronamento degli studi pioneristici sui rivelatori criogenici condotti negli anni ‘90 del secolo scorso dal suo gruppo di ricerca milanese, di cui facevano parte i nostri colleghi Chiara Brofferio, Angelo Nucciotti, Maura Pavan, Ezio Previtali.

“Il risultato di questo esperimento ha una ricaduta importante nella fisica astroparticellare, in particolare per quanto riguarda il neutrino, e nella tecnologia delle basse temperature, con un criostato capace di mantenere freddi per anni più di 1500, tra rivelatore e materiale ancillare, a temperature prossime allo zero assoluto”, spiega la professoressa Chiara Brofferio, spokesperson italiano dell’esperimento. E aggiunge: “Il gruppo del professor Fiorini, di cui facevo parte, ha guidato fin dall’inizio questa avventura. Oggi siamo orgogliosi di raccoglierne i frutti”.

CUORE è gestito da una collaborazione di ricerca internazionale, guidata dall'INFN in Italia e dal Berkeley National Laboratory negli Stati Uniti, e l’Università di Milano-Bicocca vi contribuisce da sempre con un folto numero di fisici e studenti.

Nella foto: L’installazione nel criostato delle "torri" che compongono il rivelatore (Credit: Yury Suvorov and the CUORE Collaboration)